Cephalotus follicularis

Da Wikiplants.

Cephalotus Follicularis.
Fonte:Andycpuk
Nome scientifico: Cephalotus Follicularis
Nome comune: Cephalotus
Famiglia: Cephalotacee
Distribuzione: Albany - Augusta - Cape Riche (AUSTRALIA)
Habitat: zone costiere da sabbiose a torbose
Tipo di trappola: Ad ascidio



Indice

Tassonomia

Tra le diverse specie, il Cephalotus è una pianta di difficile collocazione. I botanici sono arrivati alla conclusione che esso dev'essere classificato secondo il seguente schema:

  • CLASSE: Magnoliopsida
  • ORDINE: Rosales
  • FAMIGLIA: Cephalotaceae
  • GENERE: Cephalotus
  • SPECIE: Cephalotus follicolaris

Studiando la distribuzione dell'ordine Rosales, si è arrivati alla conclusione che la prima origine della pianta sia stata in Africa. La frattura dei continenti e il loro spostamento ha isolato in seguito il Cephalotus e ne ha favorito nel tempo uno sviluppo autonomo, sino ad arrivare ai giorni nostri proprio come noi lo conosciamo. Nonostante il genere sia monospecifico, la specie presenta variabilità. Ad esempio il Cephalotus "Giant", il quale produce, una volta adulto, ascidi fino a 8 cm di grandezza , o esemplari che, esposti al sole, invece di colorarsi vivacemente, mantengono un tono verde brillante.

Habitat

Vive nell'Australia sud-occidentale, in particolare lo si può trovare lungo la fascia costiera, che si estende per 400 km, compresa tra Yallingup e il Parco Nazionale di Waychinicup, fino a Cheyne Beach. Le zone suddette presentano un clima di tipo mediterraneo: le minime generalmente non scendono al di sotto dei 2° o 7° e le massime non superano i 25°. Forte è l'escursione termica tra giorno e notte, tendenzialmente di circa 10°. L'espansione delle zone dedicate all'agricoltura e il commercio internazionale di piante prelevate in natura, minacciano questa specie, tanto che la CITES era stata costretta a inserire la pianta nella II appendice. Ultimamente vi è stata rimossa, ma solo grazie alla disponibilità di esemplari coltivati, provenienti dalle regioni di Walpole, Albany e Denmark.

NB: I cephalotus in natura prediligono vivere su pareti più o meno verticali , per questo motivo è preferibile riprodurre questa condizione in coltivazione , tenendo le piante in vasi che siano riempiti leggermente più del margine in modo da creare una sorta di "collinetta" .

Temperature e Precipitazioni delle zone dove vive il Cephalotus:

  • GENNAIO -> min: 15° max: 25° mm di pioggia: 25
  • FEBBRAIO -> min: 14° max: 25° mm di pioggia: 20
  • MARZO -> min: 13° max: 24° mm di pioggia: 30
  • APRILE -> min: 12° max: 22° mm di pioggia: 50
  • MAGGIO -> min: 10° max: 19° mm di pioggia: 90
  • GIUGNO -> min: 8° max: 17° mm di pioggia: 100
  • LUGLIO -> min: 6° max: 16° mm di pioggia: 120
  • AGOSTO -> min: 6° max: 16° mm di pioggia: 110
  • SETTEMBRE -> min: 8° max: 17° mm di pioggia: 90
  • OTTOBRE -> min: 9° max: 19° mm di pioggia: 80
  • NOVEMBRE -> min: 12° max: 21° mm di pioggia: 50
  • DICEMBRE -> min: 13° max: 23° mm di pioggia: 20

Descrizione

Foglie

In natura, durante la Primavera, la pianta produce foglie dalla forma ovale e piatta. Il motivo è spiegato dal fatto che in questo periodo gli insetti di cui il Cephalotus si ciba sono scarsi ed si rende necessario trarre energia unicamente dalla fotosintesi. Non è raro vedere la pianta produrre foglie deformi, che in qualche misura richiamino le proprie trappole ( probabilmente si tratta di un carattere ancestrale).

Cephalotus foglia.jpg


Trappole

Appena dopo la formazione delle foglie, il Cephalotus inizia a produrre trappole. Esse si formano all'attaccatura della pianta, posta sulla parte posteriore. La dimensione media è sui 3 cm. Nella parte anteriore gli ascidi presentano una sporgenza lineare ricca di peli, che ha il compito di guidare gli insetti fino al bordo della trappola, dove si trova il nettare. Il peristoma ha una superficie lucida, liscia e ornata di spine rivolte verso l'interno, atti a impedire agli insetti l'uscita. Le prede annegano nel liquido digestivo; il compito di assimilarli è riservato a una ghiandola all'interno dell'ascidio, situata nella parte inferiore laterale. L'opercolo, peloso e ricoperto di ghiandole nettarifere, è dotato di fenestrature bianche. Al contrario di quanto accade per la Darlingtonia Californica e la Sarracenia Minor, dove le zone trasparenti servono a confondere l'insetto, nel Cephalotus sembra invece avere il compito di illuminare il liquido presente suo bordo, in modo da risultare agli insetti più invitate. L'opercolo è in grado di aprirsi o chiudersi all'occorrenza: ad esempio, in un periodo di carenza idrica o scarsa umidità ambientale, tenderà a chiudersi per mantenere a livelli ottimali il liquido digestivo interno all'ascidio. Posta in ombra, la pianta avrà trappole tendenti al verde, mentre col sole assumeranno una colorazione rossastra. In natura la pianta si ciba di insetti striscianti, principalmente formiche.


Cephalotus ascidio.jpg Cep-trappola.JPG


Saltuariamente vengono prodotte delle foglie "ibride", dalla forma intermedia tra ascidio e foglia.


Radici

Negli esemplari adulti si presentano spesse e alquanto ramificate e la loro lunghezza difficilmente superai 12-15 cm


Radici cephalotus.jpg

Fiore

Una volta adulto, il Cephalotus produce fiori nel periodo primaverile-estivo. Il gambo, che può perfino superare i 50 cm, risulta essere molto alto rispetto alla pianta e quindi ben visibile agli insetti impollinatori; inoltre i semi, leggerissimi e ricoperti di una fitta peluria, vengono più facilmente dispersi dal vento.

In natura il fenomeno avviene normalmente tutti gli anni, tuttavia in coltivazione è necessario prestare attenzione. Infatti, se l'anno precedente il nostro Cephalotus non ha assunto abbastanza sostanze nutritive, la fioritura potrebbe rivelarsi un evento molto debilitate, se non addirittura letale. E' consigliabile evitare di far fiorire piante di diametro inferiore ai 6-7 cm . Lo stelo porta dai 5 ai 10 fiori, che è possibile auto-impollinare. Ogni ovario produce 1 seme, quindi avremo dai 6 ai 10 semi per fiore. .

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Coltivazione

Rinvaso

Il Cephalotus non ama i rinvasi. E' consigliato adoperare contenitori sempre molto ampi e alti, ma comunque proporzionati alle dimensioni della pianta pianta. Essendo una specie "diffidente",in caso di rinvaso fuori periodo o se si è alle prime armi , è possibile lasciare il Cephalotus dentro parte del vecchio composto, favorendo l'adattamento radicale. Se invece si è più esperti , si può senza problemi ripulire le radici e la pianta sotto acqua corrente eliminando le parti secche e assicurandosi che non rimangano residui del vecchio substrato . E' molto importante assicurarsi che non ci siano parassiti nascosti tra le foglie e gli ascidi . Il passaggio più delicato è il momento in cui bisogna mettere la pianta a dimora nel nuovo vaso , ecco 3 fasi molti importanti :

1) Riempire il vaso con il substrato fino a creare una sorta di "collinetta" che vada oltre i margini del vaso .

2) Fare un buco al centro della "collinetta" profondo quanto le radici del cephalotus

3) Avvolgere le radici con dello sfagno vivo e inserirle nel buco facendo molta attenzione a non romperle o danneggiarle .

Invasata la pianta e alloggiata nella nuova sistemazione, è consigliato bagnare abbondantemente dall'alto per compattare il tutto ,e in seguito porre il vaso per metà a bagno in acqua osmotica fino a quando il terreno, saturo, non riuscirà più ad assorbirne. Al termine di queste operazioni, cerchiamo di mantenere una temperatura sui 20°C circa e un'umidità dal 50% al 75%, in posizione ombreggiata almeno per la prima settimana . La produzione di nuove foglie o trappole saranno la conferma che il Cephalotus è in ripresa. Durante il primo mese successivo al rinvaso è preferibile lasciare costantemente 2 o 3 cm di acqua nel sottovaso ( per vasi di altezza minima di 12-15 cm ) per favorire l'assorbimento ed' evitare possibili disidratazioni .

Il periodo migliore per effettuare un rinvaso è quanto le temperature minime non scendono sotto i 5° e le massime non vanno oltre i 15-18° .

Durante il rinvaso è possibile che si stacchi un punto di crescita foglie o parte delle radici , assolutamente non gettate via nulla , infatti il cephalotus è una pianta con un'ottima rigenerazione cellulare ed'è possibile effettuare talee semplicemente ponendo le parti appena divise in sfagno vivo (assicurandosi poi di mantenere una giusta dose di umidità evitando i ristagni ).

Temperature ed umidità

In natura il Cephalotus si è adattato a vivere in un clima mesomediterraneo, ovvero caratterizzato da piogge concentrate per lo più nel periodo invernale, con una media di 150mm al mese e con temperature che raramente scendono sotto gli 0°C. Non sono rari in estate lunghi periodi di siccità; le temperature non superano quasi mai i 25°C. L'umidità, favorita dalla vicinanza del mare, varia dal 75% al 50%.

Si tratta di una pianta abbastanza rustica che si presta bene a resistere a brevi gelate e a temperature estive che superano i 30° .

E' molto importante tenere la pianta in un punto molto ventilato e luminoso .

Acqua

Il Cephalotus proviene da una zona costiera e, dai valori sopra riportati, si può notare come abbia pressoché un substrato costantemente umido. Tuttavia in coltivazione le piante si comportano in maniera differente.In linea generale, durante il periodo estivo, con esposizione in pieno sole, tenere l'acqua a 1/4 di vaso, rabboccandola soltanto quando finisce. Nel periodo invernale, invece, tenere umido con annaffiature dall'alto senza sottovaso.

Substrato

Riguardo il substrato da adottare, ecco alcuni esempi :

torba e perlite in percentuale 60/40 ---- In questo caso bisogna fare maggiore attenzione ai livelli idrici nel sottovaso in quanto un composto costituito prevalentemente da sostanza organica , mantiene maggiormente l'umidità e ciò può portare a marcescenze radicali .

mix di torba , perlite e sabbia di quarzo ( >0.5 mm ) in simili proporzioni ---- è il substrato più indicato a questa specie in quanto si può tenere maggiormente sotto controllo l'umidità del composto evitando possibili marcescenze o formazione di muffe al livello del colletto .

Coltivazione in sfagno vivo ---- Nonostante lo sfagno abbia una grande ritensione idrica , le sue caratteristiche antifunginee lo rendono un ottimo substrato di coltivazione .

In ogni caso il Cephalotus è una specie piuttosto tollerante, che in natura cresce in composti da torbosi a sabbiosi. Sull’utilizzo dello sfagno vivo in superficie vi sono pareri discordanti, questo perchè ne esistono diverse varietà e alcune molto vigorose e a fibra larga , tendono a sovrastare lo sviluppo della pianta. E' molto utile per mantenere una giusta dose di umidità e favorire l'evapotraspirazione fogliare soprattutto durante i mesi più caldi , ma bisogna tenerlo sottocontrollo ed 'effettuare dei ridimensionamenti quando necessario.

Riproduzione

  • da seme
  • da talea (foglia, ascidio, stelo floreale, radice)
  • da divisione

La riproduzione da seme non è molto diffusa tra i coltivatori, fondamentalmente perché i semi hanno una vita breve e le plantule impiegano minimo 3 anni per raggiungere l'età adulta. La talea fogliare invece nel giro di un paio di mesi vi porterà già a vedere le prime foglie o ascidi. Stesso dicasi per la talea da stelo floreale.

Periodo di riposo

Da Novembre a Febbraio è necessario ridurre l'apporto idrico. Nonostante il Cephalotus sopporti brevi gelate, è consigliata la collocazione in serra fredda, cercando di mantenere le temperature superiori ai 2-3°. Il riposo vegetativo risulta importante per mantenere in salute gli esemplari adulti; le piante giovani, invece, non risentono di un mancato riposo.

Malattie e parassiti

Il problema più grande per i Cephalotus sono gli attacchi fungini e le muffe che, se non presi in tempo, possono rapidamente uccidere la pianta.

La Botrite, o muffa grigia, colpisce quando il livello d'illuminazione è troppo basso, in combinazione con aria fredda e stagnante. Un rimedio istantaneo può essere fornito dall'aumento sia di luce, sia di circolazione dell'aria.

Il Pythium può essere causa di morte improvvisa. E' identificabile dalle foglie e dagli ascidi che appaiono avvizziti. Se preso troppo tardi l'unico modo per salvare la pianta è prelevare le radici e le foglie ancora sane e fare talee, poggiandole semplicemente su sfagno vivo. Un ottimo metodo preventivo può essere dato dal Trichoderma. Il suo utilizzo rende possibile la coltura del Cephalotus in ambienti molto più umidi del solito.

L’Oidio, detto anche mal bianco, è il flagello dei Cephalotus. Si sviluppa in condizioni di eccessivo caldo-umido e si presenta come una patina polverosa bianca sulle foglie. E’ possibile debellarlo con trattamenti regolari a base di zolfo.

Uno dei parassiti che può facilmente attaccare il cephalotus è la cocciniglia (cotonosa e a scudo) , in caso di lievi infestazioni si può procedere con una pulizia manuale altrimenti si può ricorrere a prodotti antiinsetticidi sistemici o di contatto (facendo attenzione a non esagerare con le dosi andando quindi ad alterare i parametri del substrato o a danneggiare la pianta ).

Prevenzione :

Per evitare problemi con i cephalotus bisogna rispettare 3 regole fondamentali :

1) PULIZIA --- eliminare le parti secche

2) VENTILAZIONE --- assicurare sempre un buon riciclo di aria

3) MANTENERE LA GIUSTA UMIDITA'NEL SUBSTRATO

Voci correlate


Autori: Sonia "sonia-80-pi" Ibelli - Yuri "prized" Sarzi - Luca Imbruglia Ultima modifica : Luca Imbruglia (21/12/2017)

Fonte img: andycpuk / Antonella (Morgana) Gorga / cpphotofinder

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